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lunedì 23 maggio 2016
lunedì 2 marzo 2015
Il museo di archeologia ligure rispolvera i giochi
Tornano i giochi romani ed egizi al Museo di archeologia ligure (via Pallavicini 11) di Genova, [GoogleMaps] l'8 marzo ore 15. Sotto, il Ludus latrunculorum nelle sale del museo qualche tempo fa.
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sabato 31 agosto 2013
Duodecim Scripta al Museo di archeologia ligure
martedì 27 agosto 2013
Duodecim Scripta e Latrunculi, Chedworth (UK)
mercoledì 29 settembre 2010
Giochi romani ed egizi per la Notte dei ricercatori

Scrive il sito ufficiale:
Per la prima volta, Genova e Albenga diventano protagoniste dell’evento che l’Europa dedica ai ricercatori e alle città della ricerca del nostro continente. Il 24 settembre, dal pomeriggio a notte inoltrata, ricercatori dell’IIT, del CNR IMATI, dell’Università di Genova e di Pisa, del Festival della Scienza e del Museo di archeologia ligure accoglieranno il pubblico al Porto Antico, a bordo di Navebus e a Pegli nei Parchi di Villa Doria e di Villa Pallavicini ed nel Museo di archeologia: passeggiate, robotica e nanotecnologie, picnic, cacce al tesoro, realtà virtuale, prove di scavo archeologico simulato, musica, giochi antichi e l’ospitalità del borgo marinaro di Pegli per una notte indimenticabile.

Si è giocato a Senet e a Ludus Duodecim Scripta (con le regole proposte da Irving Finkel ma con copie in cartone del tavoliere, perché quello di marmo - stabile al Museo di archeologia - era troppo pesante da trasportare). Ma abbiamo testato di nuovo la turricula.
venerdì 23 maggio 2008
Roma: la turricula alla prova del gioco

Per evitare che si barasse al gioco del duodecim scripta, in certi casi si utilizzava una turricula, una piccola torre in cui si lasciavano cadere i dadi: questi rimbalzavano contro le pareti e uscivano rotolando sul piano del gioco senza che qualcuno potesse, nella penombra della taverna o dell'accampamento, modificarne il punteggio. Per il Museo di archeologia ligure ne abbiamo ricostruito una (o meglio, un prototipo) partendo da un esemplare rinvenuto durante scavi in Germania, che ha resistito a una serata di gioco con grandi e piccini (questi ultimi, a dire la verità, più incuriositi dai dadi che rotolavano rumorosamente nella turricula che al gioco in sé). Le regole usate sono quelle proposte da Irving Finkel nel suo libro Games (The British Museum, 2005).
lunedì 31 marzo 2008
Aosta, giochi romani al MAR-Museo archeologico regionale
AOSTA-Si è tenuto sabato 29 marzo, dalle 16 alle 22, presso il MAR-Museo Archeologico Regionale di Aosta (piazza Roncas 12) "Gi... oca!", un incontro organizzato nel quadro della Decima Settimana della Cultura e dedicato al gioco nella società della Roma antica.
Grandi e bambini hanno giocato con quelli che il museo ha definito giochi "quasi romani": se i tavolieri su cui si è giocato sono infatti riproduzioni fedeli di reperti di scavo archeologico, la mancanza di veri e propri trattati d'epoca dedicati al gioco ci permette oggi partendo da citazioni letterarie, soltanto di tentare di ricostruire le regole con cui questi venivano effettivamente giocati. Le ricostruzioni dei giochi d'epoca romana resteranno al MAR per le prossime iniziative ludiche e didattiche.

Il Ludus Latrunculorum
Le pedine del gioco dei Latrunculi – che ricorda un po' la dama e, per chi lo conosce, il gioco giapponese del Go – sono chiamate con nomi diversi dalle fonti antiche: latro, soldato, ("sicarius", per il dizionario della Crusca), miles, legionario, o bellator, combattente, a richiamare lo scontro dei due avversari sul tavoliere. Tavoliere spesso di legno, e quindi non giunto fino a noi se non come graffito sul marmo, al contrario delle pedine di vetro, che a volte compaiono negli scavi – come quelle conservate nel museo archeologico di Aosta. E' un gioco di strategia pura, parte di quella famiglia che viene definita dei "giochi astratti", quelli che insegnano ad applicare al divertimento la strategia e il ragionamento logico. Le sue regole sono state ricostruite da Ulrich Schaedler, direttore del Musée Suisse du Jeu.
Il Ludus Duodecim Scripta
Il tavolieri da gioco di marmo graffito per il "Gioco dei dodici segni" (uno dei giochi riprodotti, che prende il nome dal punteggio più alto che si può raggiungere con due dadi) è stato ricostruito facendo riferimento ai reperti antichi, a volte rinvenuti durante scavi archeologici veri e propri e a volte per caso, quando la lastra di marmo è stata riutilizzata per altri scopi. Si tratta di tavolieri graffiti spesso rozzamente, con scritte che invitavano il giocatore inesperto (chiamato in alcuni casi "IDIOTA" senza mezzi termini) a togliersi di mezzo, o che facevano riferimento ai polli da spennare. Il Duodecim Scripta, che usa le lettere che formano le scritte come caselle del percorso di gioco, è ritenuto dagli esperti l'antenato del moderno backgammon.

Le regole con cui si è giocato - su un tavoliere di marmo graffito, ricostruito a partire dai ritrovamenti di scavo, sono quelle proposte da Irving Finkel nel libro Games, edito dal British Museum nel 2005. I bambini hanno particolarmente apprezzato i momenti del gioco in cui si scontravano in battaglia le pile di pedine.
Grandi e bambini hanno giocato con quelli che il museo ha definito giochi "quasi romani": se i tavolieri su cui si è giocato sono infatti riproduzioni fedeli di reperti di scavo archeologico, la mancanza di veri e propri trattati d'epoca dedicati al gioco ci permette oggi partendo da citazioni letterarie, soltanto di tentare di ricostruire le regole con cui questi venivano effettivamente giocati. Le ricostruzioni dei giochi d'epoca romana resteranno al MAR per le prossime iniziative ludiche e didattiche.

Il Ludus Latrunculorum
Le pedine del gioco dei Latrunculi – che ricorda un po' la dama e, per chi lo conosce, il gioco giapponese del Go – sono chiamate con nomi diversi dalle fonti antiche: latro, soldato, ("sicarius", per il dizionario della Crusca), miles, legionario, o bellator, combattente, a richiamare lo scontro dei due avversari sul tavoliere. Tavoliere spesso di legno, e quindi non giunto fino a noi se non come graffito sul marmo, al contrario delle pedine di vetro, che a volte compaiono negli scavi – come quelle conservate nel museo archeologico di Aosta. E' un gioco di strategia pura, parte di quella famiglia che viene definita dei "giochi astratti", quelli che insegnano ad applicare al divertimento la strategia e il ragionamento logico. Le sue regole sono state ricostruite da Ulrich Schaedler, direttore del Musée Suisse du Jeu.
Il Ludus Duodecim Scripta
Il tavolieri da gioco di marmo graffito per il "Gioco dei dodici segni" (uno dei giochi riprodotti, che prende il nome dal punteggio più alto che si può raggiungere con due dadi) è stato ricostruito facendo riferimento ai reperti antichi, a volte rinvenuti durante scavi archeologici veri e propri e a volte per caso, quando la lastra di marmo è stata riutilizzata per altri scopi. Si tratta di tavolieri graffiti spesso rozzamente, con scritte che invitavano il giocatore inesperto (chiamato in alcuni casi "IDIOTA" senza mezzi termini) a togliersi di mezzo, o che facevano riferimento ai polli da spennare. Il Duodecim Scripta, che usa le lettere che formano le scritte come caselle del percorso di gioco, è ritenuto dagli esperti l'antenato del moderno backgammon.

Le regole con cui si è giocato - su un tavoliere di marmo graffito, ricostruito a partire dai ritrovamenti di scavo, sono quelle proposte da Irving Finkel nel libro Games, edito dal British Museum nel 2005. I bambini hanno particolarmente apprezzato i momenti del gioco in cui si scontravano in battaglia le pile di pedine.
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giovedì 25 maggio 2006
Archeologico, in gioco la Roma vista dal '700
Il faut convenir de ce que l'on va jouer et ce qu'il faudra payer aux rencontres et accidens qu'on éprouve dans ce jeu, instructif pour les Enfants, et meme pour les grandes personnes.
lunedì 23 maggio 2005
Il Ludus Latrunculorum tra i marmi romani

Si gioca col Ludus Latrunculorum (“Gioco dei soldati”) fra i marmi della collezione romana del Museo di archeologia ligure di Genova Pegli. – È uno dei giochi più popolari della Roma antica ed è arrivato sino a noi come ritrovamento archeologico. “La maggior parte della gente passa la giornata giocando ai latrunculi”, scrive Macrobio nei Saturnalia, e Plinio il Giovane riferisce nelle Epistole di una dama ottuagenaria che aveva l’abitudine “di ricrearsi giocando ai latrunculi”. Ogni giocatore portava con sé il proprio set di pedine, al contrario di quanto accade per la Dama di oggi, ad esempio, per la quale ognuno possiede sia i bianchi sia i neri, e queste spesso compaiono negli scavi archeologici nelle zone in cui si accampavano le guarnigioni romane. I tavolieri della plebe spesso erano graffiti in luoghi di passaggio o d’attesa come, nel Foro romano, i gradini della basilica Giulia. Quelli dei ricchi potevano essere di prezioso legno di terebinto, come il tavoliere di Trimalcione “di gusto squisitissimo”, di cui parla Petronio nel Satyricon, il quale usava monete d’oro e d’argento al posto delle comuni pedine di vetro come quelle conservate al museo genovese (giunte da una donazione e quindi dal mercato antiquario, dunque di provenienza ignota). Le regole di questo gioco sono state ricostruite da Ulrich Schädler, direttore del Muséee Suisse du Jeu.
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