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martedì 14 gennaio 2014

Beryl Markham e il Bao, British East Africa circa 1916

"There were quiet days when Kibii and I played, all during the long afternoons, a game that took me months to learn and, having forgotten it, I could never learn again. I remember only that we used the little poisonous yellow sodom apples for counters and a series of round holes in the ground for our board, and that the mental arithmetic required was more that I have since used in twenty years. We should play it in the shade of the wattle trees, or, after finishing our work with the horses, down behind the walls of the stables, sitting cross-legged over the smooth yellow balls like diminutive practictioners of black magic, waiting for a Sign. I had a small allowance of rupees from my father and Kibii had a salary of sorts. We gambled like fiends with this largesse, but neither of us established the roots of a fortune with our winnings, though a few of the coins of the realm were worn thinner.
  Beryl MarkhamWest with the Night (1942)

Markham non specifica quante file di buche usasse, ma considerando il suo sforzo matematico, il luogo (l'attuale Kenya) e l'etnia (Murani) del suo compagno di giochi potremmo con buona sicurezza pensare al Bao.


giovedì 16 febbraio 2012

sabato 7 gennaio 2012

Jeu d'awalé à Taboitien

Concours d'awalé organisé à Taboitien dans la commune de Tiassalé en Côte d'Ivoire lors de la fête de retrouvailles et de rejouissance dudit village dénommée pentecôtinou qui se tient chaque fête de pentecôte.

lunedì 28 settembre 2009

Giochi africani a "Fa' la cosa giusta"



Dal 25 al 27 settembre il Museo delle Culture del Mondo - Castello d'Albertis di Genova ha partecipato a Fa’ la cosa giusta! Liguria, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili nell’Area Porto Antico. Il gioco dell'awele, con i tavolieri dell'Africa occidentale del museo, hanno fatto parte delle attività proposte al pubblico durante le te giornate dell'iniziativa. Su un monitor, inoltre, scorrevano le immagini delle diverse forme che il gioco di semina ha assunto nei diversi paesi del mondo.

lunedì 2 febbraio 2009

Zambia: playing bao with little Leon



Having met Leon and his parents, Claudia and Thomas, in Lusaka and taken their recommendation to stay at Cholwe Adventures in Livingstone, we weren't surprised when they arrived two days later. A fun-filled afternoon was spent playing this traditional african game, which in Malawi (where they'd learned to play) is called bao.
Si gioca veloci, se si impara da piccoli! Leggi le regole su Wikipedia.

domenica 7 ottobre 2007

Cominciamo ad avvicinarci al Bao

Fra i mancala, il Bao è probabilmente il gioco più complesso e quello caratterizzato da una maggiore profondità strategica.

Tanzania


Osservate la velocità dei giocatori! Video realizzato in Tanzania da Nino Vessella della ONLUS Changamano (changamano.org) / Gruppo internazionale di appassionati di Bao (www.swahili.it/bao/), che ringraziamo per la gentile concessione.

lunedì 24 settembre 2007

Awele al Castello d'Albertis - 3



La mostra L'anima delle piccole cose è prorogata al 4 novembre.

All’ingresso del museo e in caffetteria restano due postazioni per giocare liberamente e gratuitamente al "gioco nazionale africano".


La mostra sarà visitabile fino alla fine di settembre dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00. A partire da ottobre dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura).

[Nelle immagini: awele al Castello, 8 e 23 settembre 2007, e alcuni dei tavolieri esposti.]



Awele al Castello - settembre

martedì 10 maggio 2005

Il "gioco nazionale africano" al D'Albertis



Al Museo delle culture del mondo abbiamo proposto l'Awele e il Congklak, suo parente indonesiano. I primi viaggiatori europei che parlano dell'Awele riferiscono di "due straccioni negri, accucciati, che pasticciano lentamente con le lunghe mani nella sabbia, spostando sassolini torno torno" in piccole buche: dev'essere una sorta di degradazione della dama, pensano, visto che secondo loro nelle menti dei "negri" non può entrare la logica dei grandi giochi indoeuropei. Ma è in realtà un gioco in cui il caso non esiste, in cui il risultato dipende dall'abilità dei giocatori di contare e catturare le pedine del campo avversario. Né per caso ha suscitato l'interesse degli scienziati, in particolare quello della nuova branca dell'etnomatematica.